GLI APPUNTAMENTI DI TELESUD - Alle 15:30 circa trasmetteremo in diretta dal Palabia di San Vito Lo Capo il cooking show dello chef Salvatore Gambuzza. Alle 21.30, sempre in diretta, da piazza Santuario la presentazione delle delegazioni dei paesi in gara alla XX edizione del Cous Cous Fest.


Storia di ordinaria mala amministrazione!
Attualità

Storia di ordinaria mala amministrazione!


La storia è questa e l'ha riportata di recente Telejato: il Signor Giuseppe Carollo un giorno decide d'acquistare una villetta sequestrata a "Don Masino", alias Tommaso Coppola da Valderice. Si reca nel 2010 dal Notaio e stipula un compromesso versando una caparra di ben 50 mila euro con l'impegno dell'amministratore giudiziario di ultimare i lavori. Come da triste abitudine, però, il ragionier Giuseppe Sanfilippo, uno fra i più quotati nei Tribunali di Palermo e Trapani, dichiara fallimento nel 2014, "radendo al suolo" ciò che era rimasto dell'originario sequestro dei beni, stimati a suo tempo sui 30 milioni di euro. Con la confisca, l’immobile passa all’Agenzia dei beni confiscati che ha sede a Reggio Calabria. Nella succursale di Palermo, dopo ripetute richieste d'incontro, dicono al signor Carollo di rivolgersi al Tribunale di Trapani, il quale li rimanda a Palermo dicendo che non è di sua competenza; un ping pong che non porta a nulla e tanto meno a provvedere alla stipula definitiva con il bene che nel frattempo viene preso di mira dai soliti vandali. L'acquirente decide infine di passare alle vie legali spendendo altri soldi nella speranza di riuscire ad ottenere ciò che gli sarebbe dovuto. Superfluo dire che, dopo 7 anni, a tutt'oggi non ha avuto giustizia. Ma il procedimento di Tommaso Coppola è stato un intreccio infinito fra mafia e politica. O per meglio dire, così ha teorizzato la Distrettuale Antimafia che ha riportato in quasi tutti i processi collegati, in un modo o nell'altro, l'operazione Cosa Nostra Resort. Questo, anche perché l'imprenditore valdericino venne intercettato in carcere a parlare con il nipote, Salvatore Fiordimondo, dicendo di recarsi da alcuni politici per il mantenimento di presunti impegni presi, ma mai provati dagli inquirenti. Faldoni interi finiti nei procedimenti all'ex Sindaco di Valderice Camillo Iovino ed al Senatore Antonio d’Alì, entrambi identificati dai PM quali terminali delle richieste di Coppola. Processi che si sono conclusi con l'assoluzione sia in primo che in secondo grado per Iovino e d'Alì. Insomma, un altra classica storia di mala amministrazione quella raccontata dall'emittente palermitana; l'ennesima di una lista interminabile di fallimenti. Se non peggio come la vicenda del magistrato Saguto ha evidenziato con vere e proprie distrazioni di milioni di euro in favore di "cerchi magici" che spadroneggiavano nelle Misure di Prevenzione. Un malcostume che dovrebbe indurre il legislatore a rivedere profondamente la materia; ma guai a parlarne: anzi, addirittura, l'associazionismo militante, non senza sprezzo del ridicolo, organizza convegni "per inneggiare" ai beni sequestrati quando è sotto gli occhi di tutti lo sfacelo sociale prodotto in questi anni, serviti solo per arricchire i soliti noti. Certo, c'è anche chi si è opposto; ricordiamo le intercettazioni in cui l'Avvocato Cappellano Seminara, per anni deus ex machina del settore, si lamentava con la sua sodale, come la Procura di Caltanissetta teorizza, Silvana Saguto del suo omologo trapanese Pietro Grillo che invece si opponeva, quanto meno economicamente, al malcostume delle mega parcelle che venivano disposte a Palermo per gli Amministratori, spesso senza alcuna esperienza manageriale. Ma la sostanza non cambia: "il sistema" ha prodotto quasi esclusivamente disastri. Con il risultato che sui giornali vanno investigatori e "cerchi magici" vari e sul marciapiede migliaia di lavoratori. Per tornare al povero Carollo, il suo commento è stato: “avrei preferito trattare con mafiosi e non con un amministratore giudiziario”. Capiamo lo sconforto ma non lo condividiamo: contro la mafia bisogna essere sempre e comunque. Ma ci hanno molto colpito le parole del sostituto procuratore Andrea Tarondo, uno dei magistrati più esposti nelle misure di prevenzione, che in un recente convegno è intervenuto davanti ad un gruppo di lavoratori sfiduciati verso uno Stato che non li tutela; il PM ha detto: “Cosa Nostra ha operato attraverso le aziende dove lavoravate; pensavamo che sequestrandole avremmo finito il lavoro e invece ci rendiamo conto che non è finito e se ci sono responsabilità nella morte di queste aziende la magistratura non starà a guardare”. Al netto dell'eventuali condotte fraudolente, ci chiediamo quale sia "il lavoro che non sia finito"! In lontananza ci sembra di percepire un tintinnio di manette che dubitiamo risolverà nulla, soprattutto dal punto di vista occupazionale. Invece, mea culpa, zero. Il fatto che siano stati proprio i magistrati ad individuare amministratori inetti non è stato minimamente oggetto di discussione. Così come non ci risulta che l’ANM voglia proporre alcuna riforma nonostante abbia appurato sul campo, e sotto la loro responsabilità, il fallimento della legge. Insomma, di questo passo possiamo stare certi che vicende come quelle del signor Carollo non saranno sporadiche. Ma va bene così evidentemente per tanti: per la magistratura, per la politica e per il cittadino, come sempre omologato alla compagnia di giro politically correct...,tranne quando "toccato" in prima persona, chiaramente. 

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