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Ritrovato il corpo di Melania
CRONACA giovedì 25 febbraio 2010
I sogni di Melania si sono infranti in fondo ad un laghetto artificiale che l'ha inghiottita con il paracadute che la ragazza non era riuscita a sganciare dopo il lancio culminato in tragedia.
Il cadavere della soldatessa trapanese è stato rinvenuto oggi dopo sei giorni di ricerche, condotte senza soluzione di continuità. Giaceva ad una profondità di dieci metri, imbragato al paracadute. Melania Giovanna La Mantia, 21 anni, nata e cresciuta nel centro storico di Trapani, era dispersa, dallo scorso sabato, quando, assieme ad altre quattro colleghe e all'istruttore, si era lanciata nel cielo di Ravenna. Per sei giorni il corpo senza vita della ragazza che prestava servizio al 46' reggimento Trasmissioni di Palermo con il grado di caporale, è rimasto sepolto in fondo al laghetto di ghiaia e sabbia denominato «Cà Bianca». In quello specchio d'acqua, che in alcuni tratti raggiunge una profondità di venti metri, divenuto per la soldatessa una trappola mortale, si erano concentrate le ricerche dopo che la task-force, messa in campo dalla Prefettura, aveva battuto, palmo a palmo, la zona dove era avvenuto il lancio. Una pianura compresa tra l'aeroporto di La Spreta e Fosso Ghiaia, alla periferia di Ravenna. Il recupero è stato eseguito dai sommozzatori dei vigili del fuoco di Ravenna che hanno utilizzato una tecnica particolare: hanno immerso un manichino nell'acqua per verificare i segnali che potevano arrivare al sonar e poi hanno spostato lo strumento alla ricerca di segnali simili a quelli provenienti dal manichino. Così sono riusciti ad individuare il cadavere della giovane, ancora imbragato al paracadute, adagiato a 10 metri di profondità e a 50 metri dalla sponda. Del ritrovamento sono stati subito informati il papà di Melania, Carlo La Mantia di 61 anni, il fratello Giuseppe di 25 anni e il fidanzato Paolo Cavaretta di 26 anni. Erano a Ravenna. I due cognati erano partiti domenica scorsa. Il padre della giovane, invece, li aveva raggiunti martedì. Melania si era recata in Emilia Romagna per conseguire il brevetto di parà. Quando si è lanciata, ad una altezza di cinquecento metri, stava partecipando ad un corso privato. Cosa sia accaduto nel cielo di Ravenna è ancora tutto da decifrare. Il paracadute di Melania si era aperto regolarmente, come conferma un video amatoriale, acquisito dai carabinieri. Forse la giovane trapanese è stata colta da malore mentre scendeva. Probabilmente quando è finita dentro al lago era priva di conoscenza. Circostanza, questa, che non le avrebbe consentito di sganciare il paracadute. Per il momento, tuttavia si tratta soltanto di ipotesi al vaglio dei magistrati della Procura di Ravenna che hanno aperto un'inchiesta per far luce sulla vicenda. In particolare, l'autorità giudiziaria sta lavorando per accertare se durante il lancio erano state adottate le misure di sicurezza. Melania si era lanciata assieme ad altre cinque persone. Quattro di loro, compreso l'istruttore, sarebbero finiti fuori pista.
di Luigi Todaro
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